ITALIA: ATTO FINALE?

di Gianni Lannes - C’era una volta il paese più bello del mondo. Aveva la forma di uno stivale, compreso lo sperone nel cuore d’Europa, e le sue meravigliose isole, dalla Sicilia alla Sardegna.
Da giardino del vecchio continente a tombino dell'occidente: si abbattono "legalmente" gli alberi, si bruciano impunemente i boschi, si seppelliscono le coste sotto valanghe di cemento, si massacra senza sosta il paesaggio, si colmano di rifiuti pericolosi gli anfratti della terra, si affondano in mare scorie chimiche e nucleari.



Non si può smentire che vige da noi, grazie all'arretratezza culturale, un modello di regresso, definito impropriamente "sviluppo", imposto da un’accozzaglia di politicanti che non ha esitato a istituzionalizzare il reato permanente contro l’ambiente e i cittadini, anteponendo interessi privati ai collettivi. Infatti, le leggi proteggono la speculazione. 


Altro che bandierine blu, comprate con denaro pubblico un tanto all'etto. Tutto il mar nostro è in agonia, molti fiumi, laghi e torrenti sono ormai irrecuperabili, mentre le falde acquifere risultano inquinate. Sui litorali c’è ormai più schiuma chimica vomitata ininterrottamente dalle cloache urbane nonché scarti di petrolio che sabbia. 

Il processo di avvelenamento dell’aria, non è più soltanto affidato alle industrie, alle centrali nucleari e agli scarichi automobilistici, ma prevalentemente agli aerei irroratori della Nato che notte e giorno nebulizzano nell’aria dei centri abitati nanoparticolato cancerogeno, teratogeno e mutageno.
Il livello di contaminazione dell’acqua e del suolo avanza inesorabile sostenuto, incoraggiato e protetto da chi comanda per conto delle multinazionali straniere. Sia chiaro: la nocività ambienale è una nuova strategia del sistema di dominio imoerante.

Eppure c’è ancora chi crede che la tecnologia, questa tecnologia asservita all’unico scopo del massimo profitto, sia simbolo di progresso civile. C’è ancora chi ritiene di affidare agli “esperti” la fissazione dei limiti di sicurezza, delegando così ai padroni di queste tecnologia infernale un giudizio che loro non compete. Ecologia e tecnologia, anzi tecnocrazia: il nostro dramma è non controllare un’espansione infinita in un mondo finito. L’inquinamento morale è la causa prima di deterioramento dei rapporti e dei valori umani.


E’ la società che non conosce altro valore che il profitto e vuole lo sfruttamento immediato ed esaustivo di tutte le sue risorse. Come ad esempio ha pontificato anche di recente un certo Romano Prodi (già dipendente di Goldman Sachs), a proposito dello sfruttamento petrolifero in Basilicata. Prodi ha ripetuto “pompate più oro nero”. La Lucania sta per stramazzare: nelle acque sorgive, un tempo preziosa risorsa che ha dissetato anche la Puglia, ormai sgorgano scarti di idrocarburi radioattivi. Per esempio: date un’occhiata ai dati sull’inquinamento contenuto nell’acqua tossica del Pertusillo. Questa tendenza predominante sul buonsenso sarà anche nella logica del finto progresso, ma non in quella della civiltà.


Oggi, una generazione ben addomesticata dai consumi, che potenzialmente avrebbe enormi possibilità di crescita e di benessere si avvia, invece, verso l’autodistruzione sempre più accelerata.


Forse, la vera ragione del male va ricercata in noi stessi, nella nostra incapacità di autocontrollo e autodisciplina, nella mancanza di rispetto per quei valori ambientali e naturali su cui si misura la civiltà di un popolo. 


Siamo ormai abituati a pensare che la dignità è costituita, anzi si confonde con una sempre maggiore quantità di oggetti da comperare con una maggiore quantità di denaro. Sopravviviamo tutti come in una sorta di tensione nevrotizzante continua che ci rende aridi e irascibili, egoisti e astiosi.


L’ecologia è ormai strumentalizzata per i più indegni interessi di parte e commerciali: la bandiera di conservazione della natura è diventata oggetto di mercificazione.
Non vediamo che vengono assegnati i premi per l’ecologia ai grandi inquinatori di Gaia, dai produttori di energia elettrica i cui camini scaricano centinaia di tonnellate al giorno di acidi sulla testa di italiane e italiani, ai grandi fabbricanti di carburanti, di automobili, di materie plastiche, ossia a coloro che contribuiscono ai più grossi problemi di deterioramento ambientale?


Non abbiamo sentito dichiararsi amanti e protettori di madre natura i cacciatori che uccidono senza ritegno l’oggetto del loro amore?


La parola ecologia non rimbomba forse nella bocca corrotta di politicanti che fanno leggi pessime. E che dire della strumentalizzazione che dell’ecologia hanno fatto e continuano a fare le società petrolifere: Shell, Total, Eni e così via? E’ una strumentalizzazione che vuole continuare a illudere, senza ombra di saggezza, adoperata come droga che ha la pretesa di fare la vita più bella. Ma ormai le patologie tumorali, le malattie incombenti e la scarsità di risorse non sono più facili da nascondere o da mistificare nelle loro conseguenze, ormai chiare e visibili a chiunque tenga gli occhi aperti.

La prima rivoluzione è interiore. Il cambiamento parte dentro ognuno di noi, e non può essere più rimandato alle calende greche, altrimenti sarà la fine come genere umano. Punto e basta! http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/04/italia-ultimo-atto.html

Nessun commento:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...